La chiesa di San Sebastiano 

Il più importante edificio storico è la Chiesa di San Sebastiano che sorge su un poggio da cui parte la strada per Revigliasco Torinese. Risale agli inizi del Duecento e fu ristrutturata nel Quattrocento. Edificata in uno stile di transizione tra il gotico ed il romanico ne prova l’origine rustica grazie anche al cotto rosso con cui è costruita, senza nulla togliere alla semplicità della sua architettura. Di fronte alla chiesa sorgono due cipressi che da lontano le conferiscono un inconfondibile aspetto. La facciata è composta da un portale incorniciato da un fregio sovrastato da una finestra circolare. L’interno è composto da tre navate separate da pilastri collegati da archi che reggono i muri della navata maggiore. Caratteristica particolare sono la ricchezza delle decorazioni, molte delle quali ormai perdute.
Sulla parete di destra, entrando si trova un prestigioso affresco raffigurante la Natività, opera del pittore Jacopino Longo, allievo della scuola d’arte di Macrino d’Alba : un’iscrizione in caratteri gotici svela il nome del committente dell’opera : Bernardino di Canonicis e la data 1508. Nella stessa chiesa è presente un altro affresco dello stesso autore che rappresenta L’assunsione di Maria Vergine.
La volta del presbiterio custodisce alcuni episodi della Vita di San Sebastiano , degli Evangelisti e la Tentazione di Sant’Antonio. Sulla parte di fondo si trova la imponente Crocefissione affrescata da Antonio de’ Manzanis i cui personaggi indossano costumi del XV secolo. Sempre nel presbiterio sulla sinistra rispetto all’altare maggiore è collocato un grande altare ligneo sovrastato da una tela dipinta nel 1631, che raffigura la Madonna col Bambino fra i Santi Giuseppe, Sebastiano, Fabiano e Romualdo; di fronte sulla parete di destra si trovano due quadri di scuola lombarda che rappresentano l’ Ultima cena e la Lavanda dei piedi. La navata sinistra è interamente affrescata con figure di santi : da notare nella volta a crociera della terza campata quattro episodi della Leggenda del miracolo di Santo Domingo de La Calzada e sulla lunetta, un affresco con la Vergine che allatta il Bambino, e sul sottarco della seconda campata l’immagine della Vergine con il Bambino.

La Parrocchia di Santa Maria della Neve

L’attuale Parrocchia di Santa Maria della Neve fu costruita tra il 1739 ed il 1742, su progetto dell’architetto Bernardo Antonio Vittone, utilizzando materiale di recupero proveniente da una chiesa esistente nello stesso luogo. L’antica torre del ricetto e un campanile risalente alla fine del Settecento la fiancheggiano formando un complesso composito tipico nello stile architettonico piemontese. L’interno è costituito da un’unica grande navata con soffitto a botte, su cui si affacciano sei cappelle, e conserva diverse sculture lignee provenienti dall’ormai distrutto Eremo dei Camaldolesi. In fondo all’abside si trova il maestoso quadro del Rapous con la Madonna circondata dai compatroni di Pecetto, (Giacinto, Grato e Sebastiano). L’altare maggiore, disegnato dal Dell’Ala di Beinasco è realizzato in marmo nero intarsiato con pietre policrome di diversa provenienza. L’organo è di Giovanni Battista Concone.

La chiesetta della Confraternita

Nella piazzetta sottostante la parrocchiale si trova la Chiesetta della Confraternita, che fu costruita e ristrutturata a più riprese, nel corso di un secolo, tra il 1625 ed il 1736, sui progetti degli architetti Luigi Molinari D’Andorno e di Ludovico Perucchetti. All’interno, oltre ad un tempietto risalente al Settecento in legno dorato, opera dello scultore torinese Bosco, si conservano diversi quadri, statue e candele un tempo appartenenti all’Eremo dei Camaldolesi. Uno dei dipinti del Theatrum Sabaudie mostra un castello di Pecetto che non fu mai costruito, in quanto, probabilmente, si interruppe con l’erezione dei bastioni che tuttora esistono.

Altri edifici di pregio

Verso la strada che porta alla Valle Sauglio è situata la villa settecentesca detta Il Ghiotti o il Tarino, nota per aver ospitato Gegia Marchionni, amante di Silvio Pellico. Alla Villa Bergalli invece, situata sul pendio del Bric della Croce, negli anni Venti del Novecento, trascorreva le vacanze estive e autunnali la scrittrice Annie Vivanti.

L’Eremo dei Camaldolesi

Il duca Carlo Emanuele I di Savoia aveva fatto un voto nel 1559 : “se l’epidemia di peste cesserà realizzerò un grande convento, composto da numerosi edifici”. Nel 1601 assieme al suo consigliere spirituale , padre Alessandro dei Marchesi di Ceva, e all’architetto Vitozzi, mantenne la sua promessa e diede il via ai lavori, proprio in località Monveglio, laddove sarebbe sorto l’Eremo dei Camaldolesi. Cinque anni dopo, nel 1606 in quel luogo sorse il maestoso edificio immerso in un parco ricco di pini , cipressi e cedri. Questo convento fu l’impresa edilizia più importante di Carlo Emanuele I. Per ogni eremita l’architetto aveva previsto una casetta indipendente con un pozzo interno, una cella, un oratorio e un piccolissimo orto. Una chiesa bianca dominava le celle.
Nei due secoli di vita del monastero vennero concentrate, oltre ad una ricca biblioteca, diverse opere d’arte : Beaumont, Bernero, Cignaroli, dei fratelli Pozzo, per non citarne che alcuni. Ma la diaspora artistica iniziò prima dello smantellamento ufficiale del convento che fu deciso nel 1801 dalla commissione esecutiva del Piemonte. La soppressione, che avvenne contemporaneamente a quella degli eremi di Cherasco e Busca era necessaria per motivi finanziari : il governo francese all’epoca non era in grado di mantenere la dotazione annua di 13.125 Lire. L’eremo rimase deserto per otto anni, fu oggetto di ripetuti saccheggi , finché nel 1809 fu messo all’asta ed acquistato dal banchiere Ranieri. Il monastero ridotto a condizioni pietose ritornò alla curia nel 1874, per essere adibito a sede estiva del Seminario. I lavori di ristrutturazione fecero perdere completamente la fisionomia delle antiche vestigia. Oggi i resti della proprietà sono stati demoliti e al suo posto sorge un edificio che ospita una sezione dell’Ospedale Maggiore di Torino. Le uniche testimonianze dello splendore del passato sono il campanile e la cappella dell’Ordine dell’Annunziata.